Un 1° maggio di solidarietà con la Cabilia
in lotta per la democrazia in Algeria
In questi giorni, il popolo berbero della Cabila sta lottando a mani nude contro le armi di un potere tirannico che da decenni tiene in ostaggio la società algerina, infierendo in particolare con le regioni di lingua berbera, tenute di proposito all’ultimo posto negli investimenti e nelle prospettive di sviluppo economico, oltre che gravemente discriminate per via del non riconoscimento ufficiale della loro lingua e l’imposizione forzata della lingua araba. Grazie alle sue enormi entrate petrolifere, l’Algeria potrebbe essere uno dei paesi africani con il più alto tenore di vita, ma queste ricchezze vengono incamerate da una ristretta cricca di potere politico-militare e nel paese dilagano la miseria, la disoccupazione, la disperazione. I moti scoppiati in questi giorni in Cabilia sono il segno dell’esasperazione di chi non ha più nulla da perdere e non vuole arrendersi all’ingiustizia ed alla tirannide.
18 aprile
: Massinissa Guermah, un giovane studente berbero di Beni Douala, viene fermato e condotto in una caserma della "gendarmerie" dove viene brutalmente percosso e colpito da una raffica di kalashnikov: raggiunto da dodici proiettili morirà tre giorni dopo. La versione ufficiale delle autorità parla di un "incidente", e il giovane viene definito un ladruncolo.20 aprile: anniversario della sanguinosa repressione che nel 1980 cercò di imbavagliare le rivendicazioni linguistiche e culturali dei Berberi, trattati da "cittadini di serie B" in tutti i paesi del Nordafrica (la "primavera berbera", Tafsut Imazighen). Numerose manifestazioni ricordano questo anniversario. A Tizi Ouzou 10.000 persone manifestano pacificamente per rivendicare il riconoscimento ufficiale della lingua berbera (tamazight).
22 aprile: La polizia ribadisce che Massinissa sarebbe stato un ladruncolo e non uno studente liceale estraneo a qualunque azione delittuosa. La famiglia e i compagni di scuola, offesi dall’insinuazione pretendono la verità e un’inchiesta sull’accaduto con punizione dei responsabili.
Intanto ad Amizour, dove la polizia ha prelevato brutalmente dalla scuola due studenti per interrogarli, si verificano i primi scontri: sassaiole, incendi di veicoli della polizia e di edifici pubblici.
23 aprile: dopo la sepoltura di Massinissa Guermah nascono incidenti tra la popolazione e la polizia a Beni Douala.
24 aprile: chiusa per precauzone la scuola di Beni Douala. Nuovi incidenti ad Amizour: incendi, barricate, blocchi stradali;
25 aprile: gli scontri si allargano a macchia d’olio. A Akbou la polizia risponde con i lacrimogeni. A Ouzellaguen spara e due manifestanti muoiono. Altri tre morti e decine di feriti tra i manifestanti a Sidi Aich, Tazmalt, Seddouk, Timezrit ed El-Kseur.
26 aprile: torna una relativa calma e non si registrano morti. Ma la popolazione ne ha abbastanza e invoca giustizia e la fine dell’arroganza del potere. Una manifestazione a Tizi Ouzou si svolge pacificamente, ma a Bougie i manifestanti incendiano pneumatici e distruggono i segnali stradali. Ad Algeri, il presidente Bouteflika "festeggia" i 2 anni di presidenza con un discorso di 3 ore in cui parla di tutto ma non fa una parola di quello che sta avvenendo in Cabilia.
27 aprile: nuove manifestazioni con 9 morti (4 a Azazga, 3 a Ouzellaguen, uno a Tichy e uno a Mchedellah). Tutti i leader dei partiti e i capi religiosi nella preghiera del venerdì invitano la popolazione alla calma, ma oramai è incontenibile l’esasperazione di una popolazione che da sempre soffre di gravi discriminazioni, non solo per la negazione della propria lingua e cultura ma anche perché tenuta all’ultimo posto negli investimenti del paese.
28 aprile: Non meno di 29 persone vengono uccise in una drammatica giornata di sangue. La polizia spara sulla folla con proiettili veri e non di gomma. Il conto dei morti supera ormai la cinquantina.
29 aprile: continuano gli incidenti. Negli scontri muore un ragazzo di 11 anni, e inoltre si registrano i decessi di una decina di persone ferite nei giorni precedenti. L’RCD, partito democratico di estrazione cabila, annuncia la propria uscita dal governo. Secondo Ferhat Mehenni, la presenza dei gendarmi in Cabilia è ormai percepita dalla gente come quella di un occupante straniero.
30 aprile: mentre continuano gli scontri, è atteso per la serata un discorso del presidente Bouteflika, che a quasi due settimane dall’inizio degli incidenti si accorge finalmente della gravità di quello che sta succedendo. Lo scollamento delle stanze del potere dalla società reale è palpabile.